Arruina: la metafora estrema di Francesco Iannone

Arruina

di Andrea Donaera

 

Nel 1998 un’alluvione annienta un intero paesaggio campano, quello di Sarno, uccidendo 137 persone. Qualcosa di enorme era successo, in quelle terre che nel romanzo di Iannone assumono nomi dal tono quasi conciliante come Acquavena, Roccagloriosa, Terradura. 

Qualcosa di enorme era successo: un annichilimento concreto, l’annullamento di ogni sostrato esistenziale. 

Questa ormai storica concretezza tragica assume il volto della metafora estrema in Arruina, romanzo in cui tutto è archetipo e cominciamento, tutto è origine sull’orlo di una fine tremenda. La favola è espediente per dare coordinate ruvide alla narrazione dello smarrimento, della perdita.  

L’orrore, atroce e definitivo, è condensato nelle figure delle Nerissime, streghe/spettri che da sempre compiono il Male in ogni sua peggiore attuazione. Questo Male può però essere collocato in un altrove perpetuo tramite le forme di una bambina predestinata: la Sperduta. Perciò le Nerissime prendono la piccola: se lei esiste loro dovranno sparire, e questo non possono permetterlo, perché un mondo senza Nero, senza Male, non può essere mondo. La Sperduta deve sparire. Ma i genitori della bambina, con l’aiuto delle Ianare (Nerissime scacciate dal fetido mondo infernale che le ospita) si mettono alla ricerca della figlia. 

L’intreccio esile e fiabesco connota questo esordio di Iannone come un romanzo, ma è chiaro sin dalle primissime righe che questo libro sfonda le categorie, poiché è ben oltre ogni Novecento, è nelle terre ancora magmatiche e largamente ignote che si lasciano alle spalle il postmoderno. 

La lingua – o addirittura: il linguaggio – assemblata con sistematicità inesausta e perigliosa da Iannone è una lingua rituale, che sfugge a se stessa per tornare in essa, che si fa canto stonato e strozzato per poi raggiungere picchi melodici strazianti. Non può – non deve – essere facile seguire la storia dei genitori della Sperduta che, insieme a personaggi sempre archetipali e afferenti alle varie dinamiche del fiabesco tradizionale italiano, percorrono un percorso disperato che è insieme catabasi e anabasi, sprofondamento e ascesi, dannazione e purificazione: è l’amore oltre ogni dolore. 

Iannone pare utilizzare questa immersione (che, in molti hanno notato, ha per numerosi aspetti un mood dantesco) come espediente per condensare in una prosa altamente lirica ogni possibile dolore, ogni possibile catastrofe umana. La tragedia della Sperduta è infatti al contempo intrapsichica e plurale: è il mondo che, come un’immensa ed eterna Sarno, rischia di non esserci più, che si abbranca all’innocenza sfidando ogni sfaccettatura del Male.

È per questo che Arruina non è (soltanto) il romanzo di un ottimo poeta (peraltro già ampiamente riconosciuto nel panorama poetico degli ultimi anni): è l’articolato e difficoltoso compendio, per via letteraria, di quel grumo di storie che è sempre oltre di noi, che aleggia sempre su ogni vita, che comprende torbidamente quello che più amiamo e quello che più temiamo. In un momento in cui molti poeti intraprendono la strada della narrativa (tra i più recenti Targhetta, Mencarelli, Schiavoni) o autori convivono autorevolmente in un’alternanza di produzione di poesia e narrativa (Pugno, Scarpa, Desiati), Iannone testimonia che il suo percorso d’autore verso il romanzo è in realtà un esondare in un qualcosa d’ulteriore, come se la poesia non potesse più contenere il suo dire urgente. Ed è per questo che ci si ritrova davanti a un lavoro anfibio, che destabilizza il lettore, ammaliandolo in un ritmo che quasi annebbia, fino a scaraventarlo nel pieno di un immaginario violento e pericoloso, denso e rarefatto, onirico e spietatamente palpitante – e questo avviene senza tregua, relegando il procedere della storia a fase finale della malìa in atto tra le pagine. Arruina è un testo da leggere non se si vuole ingaggiare un dialogo narrativo, ma se si vuole ottenere un’immersione straniante in un vortice estetico che, una volta usciti, lascia addosso segni e scorie. 

L’autore

Francesco Iannone è nato a Salerno nel 1985. Suoi testi suono apparsi su numerose riviste e antologia. Già poeta di indiscusso talento, con Arruina fa il suo esordio nel mondo del romanzo.

 

Francesco Iannone, Arruina

 Il Saggiatore, 155 pagine, prezzo di copertina: 20 euro.

 

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