La recensione di Tiziana Cazzato

Brucia_l'aria_copertinaRocco Caraglia è uscito di galera e ha deciso di dare alla sua vita un nuovo corso. Ha tagliato i ponti con il suo passato e con le persone che lo legavano a questo. Vuole dare una possibilità a se stesso, alla madre invalida e soprattutto a suo fratello Gaetano, che ha soli diciassette anni. Ha scelto di vivere onestamente e agli occhi dei più la sua sembra una scelta da codardo: la galera ha reso Rocco Caraglia un debole.

Lo pensa persino suo fratello, convinto che i soldi, quelli buoni, si possono fare addestrando i cani per le lotte clandestine, stando a servizio di chi, a Languore, fa la voce grossa. A servizio di chi a Languore detta le leggi e controlla il territorio, i traffici di droga, ogni tipo di attività illegale. Gaetano è convinto che la forza sia nell’essere lupi, non riuscendo a comprendere – sarà per la giovane età? – che ci vuole molto più coraggio a scegliere di essere agnello e vivere alla luce, in un territorio in cui domina l’oscurità del male.

I due figli di Livio Caraglia, pompiere, forse eroe, sicuramente uomo ambiguo, che vent’anni prima era stato accusato di aver appiccato il grande fuoco che ha distrutto il litorale di Torre Languorina, hanno forse la possibilità di scegliere una vita onesta?

Rocco è uscito da galera e prova a sbarcare il lunario alla guida dell’autobotte con cui trasporta l’acqua. Vuole fornire cure e assistenza alla madre invalida, affidandola a Nunzia, alla donna che ha amato e forse ancora ama, ma che nel frattempo ha sposato Vittorio, ex poliziotto e ora metronotte per un’agenzia privata di vigilanza, e ha dato alla luce Cosimo.

La vuole cambiare la sua vita, Rocco. Vuole riscattarsi da colpe commesse e anche da colpe ereditate da suo padre ormai morto e che non dovrebbero ricadere sulle sue spalle. E sogna forse di recuperare quella parte buona del suo passato, di cui scopre solo ora il valore. Perché solo ora Rocco, forse, comprende quale alto prezzo ha dovuto pagare. E non è solo quello di essere stato in galera. E non è quello del tempo trascorso in prigione.

La vuole cambiare la sua vita, anche se in cuor suo forse sa che a Languore, in questa immaginaria cittadina di un vero Salento controllato dalla Sacra Corona Unita, il suo tentativo, il suo desiderio sono ancora più ardui. Perché Languore offre o può offrire a lui e a chi come lui cerca con tutte le sue forze, una nuova strada?

Omar Di Monopoli torna in libreria dopo quattro anni da Nella perfida terra di Dio (Adelphi). Torna con un romanzo, Brucia l’aria edito da Feltrinelli e non solo vince ma convince. Lo scrittore di Manduria – molto spesso definito il Faulkner di Puglia, associato alla corrente del Southern Gothic, genere a cui appartengono oltre al già citato Faulkner, Flannery O’ Connor e Cormarc McKarthy e che lui ha portato in Italia – riesce ad affermare la sua originalità letteraria, con una scrittura che dipinge i luoghi in cui ambienta la vicenda e ritrae attraverso le azioni la persona e la personalità dei suoi protagonisti; con una scrittura che fa percepire il caldo e l’afa di una torrida estate salentina. Con un linguaggio che, mescolando espressioni dialettali a un italiano aulico e ricercato, dà corpo a una prosa curata, puntuale, originale e sorprendente.

Un romanzo di morte e di riscatto, di malavitosi e uomini onesti, di fuochi che ardono e bruciano e  di acqua che prova a spegnere le fiamme. Un romanzo in cui dalla cenere delle proprie origini, una fenice prova a (ri)nascere e a volare oltre il nero della terra che le ha dato i natali.

Un romanzo potente, crudo, dove fra ammazzamenti, vendette e rese dei conti, la penna precisa di Di Monopoli riesce ad affrescare anche un angolo per i sentimenti, quelli delicati e dolci.

Una grande prova d’autore per lui. Una grande prova di lettura anche per chi si immergerà in queste pagine: un romanzo avvincente, complesso, ben costruito. Bello. Di quella bellezza vera che appartiene solo alle cose difficili. E che non si spegne.

 

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