Intervista a Davide Romagnoli

di Graziano Gala e Gaia Giovagnoli

 

davide-romagnoli-fotoQuali sono i tuoi maestri (non solo letterari: cinema, musica, arte figurativa, ecc.)?

Maestri, per quanto mi riguarda, ce ne sono infiniti. Soprattutto se si parla di così tante arti diverse e parimenti importanti per me. Sono un appassionato di musica così come di cinema. Per cinema e scrittura direi Charlie Kaufman, per la musica probabilmente Trent Reznor e poi andrei sicuramente a citare Franco Loi. Inevitabile, poi, per me, non citare Baudelaire e i Classici di ogni sorta, che credo si possano a buon titolo definire sempre Maestri. Ma non tralascerei l’ampio spettro del fumetto (in senso lato) e dell’arte videoludica.

 

Quali poeti della tua generazione senti affini (per temi e/o scelte formali)?

Non sono un grande esperto della mia generazione poetica. Potrei citare il nome di amici ma non so se terrei fede alla domanda. Per temi, ad ogni modo, presumo molti; per scelte formali sicuramente molti meno.

 

Cosa cambieresti del panorama poetico di oggi?

Se intendi cosa cambierei se avessi l’uso della fantomatica “bacchetta magica” del caso, beh, probabilmente mi piacerebbe ci fosse una riflessione e un lavoro maggiori rispetto all’intenzione (che reputo molto spesso fuorviante) di immediatezza produttiva e comunicativa. Come, però, premettevo nella precedente risposta, non sono probabilmente un tale esperto di poesia di oggi, ma trovo comunque difficile si trovi un lavoro poetico, oggi, che punti “al bel verso”, al verso che possa rimanere per davvero.  Pur non essendo l’unica valenza espressiva, trovo questo sia un vero peccato.

 

Quale pensi sia il ruolo di internet nella poesia contemporanea?

Penso che il ruolo di Internet sia determinato – come quello di ogni tecnologia, in senso lato – dal rapporto con chi lo utilizza. Potrà sicuramente essere una frase fatta e che si sente spesso, ne sono consapevole, ma trovo davvero che Internet sia una cosa, mentre le modalità in cui si manifesta il suo utilizzo più pratico e (pre)potente (che penso possa essere il punto della domanda), che sono sicuramente diventate determinanti, siano altre. L’avatar virtuale che si deve (e non solo si può) necessariamente nutrire di consenso trova nell’espressione poetica, molto spesso, una facciata ben diversa da quello che l’arte poetica potrebbe o dovrebbe essere. Almeno nel senso che intendo io. Se, dunque, la manifestazione dell’io passa per gli altri e diventa – o possa diventare anche – PER (come fine) gli altri è un conto; se invece, passando PER (moto per luogo) gli altri torna all’io di partenza, penso che non sia molto differente da pubblicare una foto al mare, o nella propria toilette. Non ci sarebbe probabilmente nulla di così sbagliato, ma è sicuramente una modalità espressiva e comunicativa specifica, che non trovo debba diventare generale (men che meno generalista).
Il discorso è sicuramente più complesso e la brevità è di certo nemica dell’approfondimento, ma credo dunque che come ogni arma a doppio taglio ci debba essere una riflessione a capo del suo utilizzo, almeno per ognuno che “utilizza” questo mezzo e che voglia fare poesia. L’infosfera ha delle regole, ha il suo spazio, il suo tempo e la sua gravità, e di certo non si possono eludere. Quello che si può fare, però, è sicuramente non legittimarle come le sole traiettorie che oggi “abbia senso usare”. Né nella produzione, né nella distribuizione, né nella traiettoria di base o di fine.

 

Chi è Davide Romagnoli

Davide Romagnoli (Milano, 1988). Autore, giornalista, docente. Ha pubblicato nel 2018 El silensi d’i föj druâ, per Marco Saya Edizioni (riedito nel 2020), raccolta di poesie in dialetto del sud-est milanese. Per quanto riguarda il cinema ha pubblicato Sineddoche, Charlie Kaufman (FalsoPiano, 2020), sull’opera del regista/sceneggiatore Charlie Kaufman. Compone musica sotto il progetto musicale strumentale e psichedelico Goodbye, Kings. Vive e lavora a Milano

 

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