Un caffè alle mandorle

Un caffè alle mandorle - Massimiliano NardiUn caffè alle mandorle

di Massimiliano Nardi

Il capitano dei Carabinieri Gianni Perego viene trasferito senza troppe cerimonie da Ancona a Palermo. Palermo: lontana, misteriosa, incredibile opportunità per una brillante carriera. Si trova così scisso, per la prima volta, tra la sua giovane moglie Anna, che per giunta è in attesa del loro primo figlio e il proprio lavoro. Potrebbe essere l’inizio di un idillio familiare, ma la distanza geografica e la passione del capitano per l’Arma fanno pendere l’ago della bilancia per quest’ultima, allontanandolo dalla prospettiva di una vita tranquilla. Perego, che è di Brescia, a Palermo trova una realtà talmente peculiare da richiedere una sorta di iniziazione che passa attraverso la scoperta delle bellezze architettoniche della città, della tipicità urbanistica e delle prelibatezze culinarie, e che lo conduce in un frontale con una certa sicilianità meschina: la mafia.
Siamo alla fine degli anni Settanta, in un’Italia in cui la base lotta per il cambiamento, mentre il potere è impegnato in un complesso balletto di gattopardiana memoria, in cui tutto deve cambiare affinché resti esattamente lo stesso. Perego è un antieroe, un puro scaraventato nella loggia dei peccatori: sono gli interessi personali, il potere, il denaro, che muovono le persone che contano, quelle che avrebbero la possibilà di cambiare le cose in meglio.
Senza anticipare ulteriori dettagli, come troppo spesso si fa nelle recensioni, possiamo dire che la storia di Gianni Perego è una storia di forza e di amarezza. È un canto d’amore alla Sicilia, ma anche all’Italia tutta, raccontate attraverso tutti i sensi, tra cui il gusto diventa quasi quello principe.
Un caffè alle mandorle” ha una doppia anima: si può leggere come un noir, mera opera di finzione, o come un’interpretazione, per quanto romanzata, di una certa storia del nostro Paese, in cui nomi celebri ed altri meno si intrecciano nel valzer degli interessi economici, finanziari e criminali. In questo senso il romanzo richiede un po’ di approfondimento per chi quell’epoca non l’ha direttamente vissuta o non se ne è interessato per velleità personale. Gli intrighi, i legami tra Stato e mafia, logge massoniche e Vaticano sono da brividi.
Il linguaggio è scorrevole ma mai banale, ricco di sfumature, con punte di ricercatezza frutto di una mano per nulla ingenua.
Massimiliano Nardi racconta con perizia una certa attitudine tipicamente italica, quella degli intrighi e delle alleanze inconfessabili nella lotta per il potere, ma la racconta dal punto di vista di chi, per il Paese che idealmente potrebbe essere, nutre un amore che scavalca i propri interessi personali e che per quel sogno è disposto a rischiare il tutto per tutto. Dell’autore nulla sappiamo. Possiamo ipotizzare, senza azzardare troppo, che sia un uomo fortemente legato ai temi della narrazione: al linguaggio a volte tipicamente militare si associa un coinvolgimento evidente che va oltre l’invenzione. Certe cose o le si è provate o tendono a sembrare fasulle. Ma queste sono congetture a puro scopo speculativo. La realtà dei fatti è una: “Un caffè alle mandorle” è un romanzo impegnativo, non c’è che dire, ma mirabilmente scritto. Una lezione di storia.
Edito da: Neri Pozza
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