Sette abbracci e tieni il resto di Stefano Tofani

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di Davide Morganti

Partiamo da una descrizione.

Aveva la faccia che si ha dopo una corsa, le guance rosa, gli occhi che luccicavano che li guardi a bocca aperta e dopo ti senti un nulla, una caccola secca, e pensi che tutti gli uomini, da Tanfata al Papa, non sono altro che caccole più o meno secche come te.

C’è dentro il mondo infantile dell’amore, la sua tenerezza, la sua ingenua fisicità ma anche la rivalsa sugli altri. Ci imbattiamo quasi subito nelle paure e nelle speranze di Ernesto, dodici anni, occhiali spessi, camminata un po’ così, goffo e pieno di sospiri per Martina la ragazza di cui ha raccontato nel brano citato tra incanto e fragilità. Stefano Tofani nel suo ultimo romanzo (Sette abbracci e tieni il resto, Rizzoli, pag. 218, euro 16) entra con delicata ironia nella storia di Ernesto, i cui difetti fisici gli vengono dall’incidente d’auto che gli ha ucciso la nonna amatissima. Il suo amico Lucio, sembra saggio, prudente, forse insincero. Ha anche un altro amico, si chiama Elien, viene da lontano e tra i due non sempre c’è armonia. Martina, compagna di scuola, è l’incanto lontano, il sogno inarrivabile fino a quando un giorno sparisce di colpo. Quattrocchio, se riesce a scroprire dov’è, può diventare l’eroe di Martina perché lui durante l’indagine scoprirà di avere coraggio, quello che manca spesso agli adulti. Ernesto si definisce spesso squacquera che significa sgraziato, molliccio, sgangherato ma anche feci liquide, termine gaddiano che racchiude le insicurezze di un ragazzino che fa fatica a crescere anche per due genitori che, divisi, non sanno che farsene di lui a cui manca tanto la nonna morta; il discorso di Tofani sulla nonna non è marginale, piuttosto diventa architrave pur nella sua assenza. I nonni oggi sono spesso genitori reloaded e dunque la nonna defunta è per Ernesto la solidità familiare, la sicurezza, il bisogno di radici; era l’unica che sapeva amarlo, solo lei si  accorgeva dei suoi umori, delle sue gioie e di ogni suo turbamento. Ernesto va incontro al mondo, alle cose oscure e a quelle luminose, perché non si è mai veramente soli. Libro scritto con agile brio, parla di emarginazione, abbandono, difficoltà di relazione  con sapida ironia. Sette abbracci è la storia dell’amicizia offerta e dell’amicizia tradita, è la storia della memoria di chi non passa pure se non c’è più, del credere di potercela sempre fare anche quando non sembra possibile, dell’incapacità di essere genitori; il romanzo è anche il viaggio alla ricerca di Martina, e Martina, durante lo svolgersi delle azioni, diventa per Ernesto la scoperta di Ernesto stesso e dunque di essere possibilità e mai limite. Tofani scrive una dichiarazione d’amore verso l’umanità e l’amicizia, così necessarie ogni volta che si attraversano le linee d’ombra che tratteggiano la vita fino alla fine.

 

Stefano Tofani, Sette abbracci e tieni il resto 
Rizzoli, prezzo di copertina 16 euro.

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