Maestoso è l’abbandono – di Sara Gamberini

Maestoso è l'abbandono

Maestoso è l’abbandono, un libro necessario

Quel giorno nascosi in un posto sicuro l’amore per le persone che sbagliano di continuo. In silenzio contavo i soprammobili sulla libreria, li segnavo sulle dita, arrivavo a dieci, chiudevo le mani e ricominciavo. Sembrava che mi stesse rimproverando, lo sentivo spazientito; i vecchi schedari erano stipati di parole non dette, le tende in nylon cadevano dritte toccando il pavimento. Maestoso è l’abbandono

Ci sono libri a cui non si possono aggiungere parole o aggettivi. Sarebbe difficile anche cercare quelli giusti. E risulterebbe limitativo e vano provare a raccontare, a dare anche solo un assaggio, di quanto è racchiuso nelle pagine.

Ci sono letture in cui bisogna semplicemente immergersi, respirarle e viverle. Chi mi ha suggerito di leggere Maestoso è l’abbandono (edito da Hacca), mi ha solo invitato a farlo, definendola una lettura necessaria.

Tutto inizia con una donna, appostata per un’intera nottata, in macchina, davanti a una porta chiusa, per un tempo che diventa secolo, cantando le canzoni trasmesse alla radio e bevendo quasi per intero una confezione di Campari  caldi.

Per gli addii le serve tempo. Ed è quello che si prepara a fare: abbandonare  un uomo, abbandonare una storia, abbandonare una parte di sé. Per provare a vivere nuovi inizi, portandosi dentro il sentimento nostalgico dell’assenza. Le cose che mancano di solito a me mancano per sempre. 

E in una prosa cadenzata da un periodare breve e un linguaggio profumato di poesia  e vestito d’eleganza, restiamo in ascolto di un narrare oscillante fra l’ansia e la paura dell’abbandono e il desiderio luminoso della presenza.

Nel suo raccontarsi Maria, voce narrante e protagonista di questo maestoso esordio di Sara Gamberini, dà voce ai  pensieri, alle emozioni a volte taciute di tutti e ci mette dinanzi allo specchio, a leggere ed ascoltare la nostra anima. Un romanzo introspettivo, dove luoghi e personaggi appaiono attraverso lo sguardo della protagonista, attenta ad ogni comportamento, pronta ad ascoltare ogni silenzio. A portare avanti quella battaglia fra il significato che diamo loro, fra desiderio e immaginazione, e quello che realmente sono. 

Pagine fluenti di sogni, desideri, di attimi di vita fermati, collezionati in uno scrigno in cui anche il non detto diventa prezioso e le parole perdono il loro esistere nell’incontro con un gesto carico di valore e sentimento. Pagine dense, in un andare scorrevole, nel divenire di una storia in cui i fatti sono solo secondari a ciò che l’animo prova e vive, anche nascondendolo in un angolo in cui ogni tanto bisogna sedersi per ascoltare.

Per ascoltare un libro a cui non provo ad aggiungere aggettivi, sarebbe limitativo ed anche vano, perché basta solo leggerlo e capire che “Maestoso è l’abbandono” è  necessario. Alla mente. All’anima.

Anche per scoprire ed apprezzare ciò che non ho rivelato, quello che non volevo raccontare. Anche per scoprire quello che c’è scritto e scriviamo ogni giorno nel nostro cuore. 

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