Un altro Pianeta

pianeta terra

di Giulia Bellucci

Correva l’anno 4019. Era il mese di maggio e il cielo era completamente sgombro di nuvole. Cam si accingeva a studiare storia. Era stata diramata un’allerta meteo con codice rosso, dovuta a un elevato rischio derivante dall’esposizione, sia pur breve, ai raggi ultravioletti provenienti dal sole e alle temperature davvero improponibili, che sfioravano i cinquanta gradi all’ombra già alle otto del mattino. Si consigliava di uscire di casa solo dopo il tramonto e, in caso di necessità, di indossare le tute salvavita. Per questo le scuole erano rimaste chiuse. Gli studenti avrebbero comunque seguito le lezioni previste da casa, sui canali web dedicati.

L’argomento di storia che il professor Adamo avrebbe affrontato quel giorno, come aveva anticipato alla fine dell’ultima lezione, sarebbe stato il “Secondo Medioevo”.Cam era davvero molto curioso. Dopo aver fatto colazione con latte sintetico, biscotti di riso e proteine di alghe, sedette alla scrivania davanti allo schermo acceso. Il professore era già pronto e stava  incitando gli altri allievi a non perdersi in chiacchiere. Cam sorrise e disse: «Ma, professore! Su! Non si può star chiusi dentro casa a parlare sempre di cose ormai passate che non esistono più!»

Il professor Adamo lo guardò da dietro lo schermo, gli occhialini piccoli e rotondi proprio sulla punta del naso, con tono di rimprovero. «Quante volte devo dirti che noi siamo il frutto del nostro passato! Dobbiamo quindi conoscerlo non già per emularlo, ma per imparare a correggere i nostri comportamenti attuali. Per questo studiamo la storia», replicò dispiaciuto, scuotendo la testa.

«Come sarebbe stato meglio nascere allora, quando ancora si poteva uscire all’aperto senza preoccupazioni e godere di una giornata così limpida, facendo una lunga passeggiata e magari rotolandosi in uno di quei prati fioriti di cui molti parlano e che oggi sono tanto rari da trovare. E invece? Bisogna restare incollati davanti a questo schermo! È una follia. Perché non si può? Quando mia madre mi permette di uscire, il sole non c’è mai. Perché certe cose dobbiamo poterle vedere solo nei video che ci sono stati tramandati? Perché non è rimasto tutto com’era allora?» Cam continuava a manifestare il suo disappunto.

«Sicuro che sono veri? E non delle costruzioni come quelli che si possono vedere nella realtà virtuale? Io ho fatto un viaggio in un bosco grazie alla realtà virtuale immersiva. Sentivo addirittura il profumo del bosco, dei funghi, dei fiori. Mio padre dice che non ne sono mai esistiti nella realtà di più belli e il vantaggio è che non ti sporchi e non hai bisogno di indumenti e scarpe adatte!» gli fece eco Sam.

«Certo che sono esistiti. È tutto documentato, non sono fake. Non date retta a supposizioni infondate. Ma ora basta! È andata così ed è inutile lagnarsi. Potrete passeggiare per la città dopo il tramonto, ma ora bisogna studiare, così magari un giorno sarete in grado di trovare una soluzione che vi consentirà di recuperare parte della bellezza antica del vostro pianeta. Dunque, ci siete tutti?»

La risposta degli utenti connessi fu corale: «Siiiii!»

Il professore cominciò allora la lezione: «Inizio questo discorso dicendo che si definisce Secondo Medioevo o Medioevo-bis quel periodo storico che va dal Ventesimo al Ventunesimo secolo. In quell’epoca, l’uomo aveva acquisito nuove tecnologie e la scienza avanzava a passi da gigante in ogni campo del sapere umano. Soprattutto, come voi già sapete, iniziò una crescita smisurata della digitalizzazione della vita.  Questa velocità, tuttavia, provocò un appiattimento culturale inaspettato. Il virtuale iniziò a sostituire lentamente il reale in ogni campo, finanche nei rapporti umani tra simili e tra uomo e natura. L’uomo si rese conto a un certo punto della pericolosità di alcuni suoi comportamenti, ma non si fermò e non corresse il proprio agire, per egoismo forse e per superficialità sicuramente. Così facendo ha portato la vita sul pianeta Terra fino alla condizione attuale, che noi abbiamo ereditato. Questo, almeno, è ciò che affermano i maggiori storici.»

Gli studenti seguivano con grande interesse la teleconferenza del docente, Cam più degli altri.. A un certo punto il professore mostrò le immagini di una cartina geografica su cui era evidenziata la suddivisione in continenti risalente a quell’epoca. Tutti si stavano chiedevano come mai il loro continente a quei tempi appariva diviso in due terre distinte, mentre ora ne formava solo una.

«È stato così fino al Trentaduesimo secolo, quando avvenne l’unificazione», spiegò il docente agli allievi. «Ma dobbiamo partire da ancora prima, più di un millennio prima. Storicamente quelli del Nord, i cosiddetti europei, popolo più ricco e avanzato e con un grado di progresso di gran lunga superiore, rivolgevano lo sguardo a Sud, cioè all’Africa, solo per attingere alle risorse lì presenti, comprese quelle umane. Il divario tra le due parti era davvero enorme e nel Ventesimo secolo il popolo africano, stanco delle violenze subite nei propri Paesi, stanco di morire di fame e malattie e spinto dalla sovrappopolazione, iniziò a intensificare le sue migrazioni verso il Nord, nella speranza di trovare condizioni di vita migliori. Il Nord dapprima accolse una parte degli abitanti del continente africano, anche perché venivano sfruttati come manodopera per i lavori più faticosi e umili, accontentandosi di basse ricompense. Molti sparivano nel nulla, usati per l’espianto di organi.  Tuttavia, quando le migrazioni divennero di massa, iniziò il respingimento generale da parte di quasi tutti i Paesi occidentali…»

Il professore continuò a parlare e parlare per quasi un’ora senza alcuna interruzione da parte dei giovanissimi studenti finché, a un certo punto, sullo schermo iniziarono a passare alcune foto di persone appartenenti a quell’epoca ormai passata. Erano foto vecchie, molto sbiadite. Quelle immagini antiche erano state recuperate da alcuni giornali cartacei conservati in diverse biblioteche. Reperti difficili da trovare. Tutto ciò che era stato conservato nei siti web, infatti, era andato perso intorno al Trentacinquesimo secolo a causa di un virus letale che aveva cancellato tutte le banche date digitali. Pur essendo sbiadite, da quelle foto emergeva un diverso colore della pelle tra i soggetti raffigurati.

«Professore, mi scusi, ma perché alcuni hanno la pelle così scura e altri no?» chiese uno studente.

«Il colore della pelle scura sembra servisse da difesa nei confronti dei raggi solari, per cui gli abitanti dell’assolata Africa avevano la pelle più scura. Oggi, grazie al rimescolamento totale dei due gruppi e al fatto che non ci esponiamo più al sole, la differenza si è smorzata e la colorazione della pelle è diventata più chiara per tutti.»

«Io ho sentito dire che il colore della pelle era anche un fattore usato per fare una discriminazione fra i due popoli. Ho sentito usare la parola razzismo a riguardo. Cosa significa?» chiese Ivan.

«Il razzismo è la convinzione errata che il genere umano possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, con diverse capacità intellettive, etiche, morali e che perciò sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare raggruppamento razziale possa essere definito superiore o inferiore a un altro.» replicò il professore.

«Che stupidate sono? Beh, anche in questo siamo certamente migliori dei barbari che ci hanno preceduto», disse un ragazzo.

«Non siatene così sicuri! Ma ora basta, la lezione finisce qui! Continueremo questo argomento più dettagliatamente domani, durante la lezione di sociologia.»

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