La fragilità delle foglie

La fragilità delle foglie - Giulia BellucciLa fragilità delle foglie

di Giulia Belleucci

 

Era giugno inoltrato e il secolare faggio si era rivestito di foglie d’un verde intenso, quasi brillante. Il sole illuminava e riscaldava le sue fluenti chiome e le cicale erano giunte ad allietarlo. Le foglie poste sui rami più bassi riuscivano a vedere poco il cielo perché in quel punto il bosco era fitto e le foglie poste più in alto costituivano una barriera invalicabile. Solo qualche timido raggio riusciva per breve tempo a farsi strada e giungere fino a loro. 
Un giorno un merlo si aggirava nel bosco in cerca del posto giusto dove costruirsi il nido e, dopo aver sorvolato a lungo quella parte di bosco, posandosi ora su un albero ora su un altro, alla fine scelse proprio il vecchio faggio. Individuò fra gli altri quello che gli parve essere il ramo perfetto e iniziò la propria impresa. Le foglie lo osservavano andare e tornare, recando ogni volta del materiale che impiegava per realizzare l’opera. Provarono anche un po’ di invidia perché lui poteva muoversi liberamente e vedere cosa c’era oltre quella barriera offerta dal fitto fogliame superiore. La curiosità era tanta e le indusse a porgli delle domande in merito. Il merlo allora interruppe il lavoro e si posò su uno dei rami in basso e prese a raccontare del cielo, del sole, della luna, delle stelle e delle nuvole. Mise molta enfasi nel racconto e alla fine, poiché era un po’ dispettoso e inoltre gli piaceva trovarsi al centro dell’attenzione, cercò di convincere le foglie che erano vittime di una grossa ingiustizia e che il faggio stesso ne era l’artefice: sarebbe infatti bastato che i rami superiori dell’albero si piegassero per consentire di tanto in tanto anche a loro di poter godere di tutte quelle meraviglie.
Le foglie discussero tra loro e decisero di protestare. Una di esse, la più coraggiosa, si pose a capo della ribellione. Rifletté a lungo sul da farsi e un giorno propose alle sue compagne di frusciare forte tutte insieme per attirare l’attenzione della folta chioma di foglie che proliferava in alto. Quelle però si mostrarono totalmente indifferenti, come se non potessero sentirle. Il merlo aveva infatti parlato anche con loro e le aveva informate del malcontento delle malcapitate ai piani bassi. Così a loro volta avevano eletto un proprio leader, che le rappresentasse e guidasse in quella situazione. Era una foglia molto grande e forte, la prima spuntata a primavera e quindi godeva della giusta considerazione delle altre. Essa suggerì di ignorare il fruscio che si diffondeva dal basso. 
«Noi stiamo più in alto e loro in basso: non possono farci nulla. Proprio nulla! Se siamo spuntate qui, è perché questa è la posizione che ci meritiamo, a pieno diritto.»
Così le altre, povere sfortunate, continuarono a insistere per molto tempo senza risultati. Neppure il vecchio faggio le degnò di attenzioni. In realtà egli non voleva schierarsi dall’una o dall’altra parte.
Le foglie ribelli però non si davano per vinte, ormai erano fermamente convinte di avere ragione e determinate a farsi valere. Frusciarono per settimane e settimane e anche il merlo, che era stato l’artefice di tutto, si stancò di quel subbuglio al punto da abbandonare il nido non ancora finito per spostarsi su un altro albero. Stremate dal caldo dell’estate, le foglie superiori decisero finalmente di ascoltare cosa avevano da dire le rivoltose dei piani bassi. La rappresentante delle foglie superiori ascoltò la rivale e, senza risparmiare la propria arroganza, concluse che la loro posizione era privilegiata per diritto di nascita e, se il destino aveva evidentemente stabilito in tal senso, non c’era ragione di lamentarsi. 
I giorni estivi però trascorsero in fretta e l’autunno iniziò a farsi strada nel bosco, tingendolo dei suoi colori caldi e tristi allo stesso tempo. Un giorno avvenne un fatto inatteso che prese tutte le foglie di sorpresa, lasciandole attonite: la rappresentante delle foglie superiori, la più anziana di tutte, si staccò dal suo ramo, roteò su se stessa e, rimbalzando di ramo in ramo, finì al suolo. Non fece rumore, solo un lieve fruscio, quasi impercettibile, tant’è che all’inizio nessuno notò l’accaduto. Chi avrebbe mai potuto immaginare un evento così? E che strano per lei, leader del folto gruppo di foglie che vivevano con orgoglio e vanto sulle cime più alte del faggio, ritrovarsi laggiù all’ombra fitta, stesa sul suolo umido. Eppure non emise un solo lamento o una protesta. Quando le foglie più in basso se ne accorsero, si aspettarono chissà cosa, una ribellione di foglie fragorosa e invece ci fu silenzio tra le foglie rimaste in alto e altresì la foglia giacque a terra in silenzio.
Passavano i giorni e lentamente molte altre foglie la seguirono, sia di quelle più in alto che di quelle più in basso. Toccò un giorno anche alla leader delle foglie poste in basso e essa finì proprio sopra la sua rivale. 
Proprio quel giorno ripassò da quelle parti il merlo e non poté sfuggirgli quello scenario desolante: il faggio era rimasto quasi completamente spoglio. Allora emise un’esclamazione di sgomento:
«Cosa è capitato alle tue foglie, vecchio faggio?»
Il vecchio faggio interruppe il suo secolare silenzio e parlò dicendo:
«Perché ti stupisci? Io sono vecchio e hai idea di quante lune ho visto? Così è la vita delle mie foglie. Accade sempre allo stesso modo: spuntano nella stagione della rinascita e in quella del riposo cadono al suolo, dove marciscono. Sia che spuntino sui rami più alti che su quelli più bassi, alla fine finiscono ugualmente a terra.»
Il merlo sembrava incredulo, ma come avrebbe potuto non fidarsi delle parole del vecchio e sapiente faggio. Aggiunse solo:
«Peccato che non lo avessero capito! Forse non avrebbero speso il loro tempo inutilmente, litigando! Ma avrebbero potuto dimostrarsi comprensione e rispetto reciproco.»

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