Le antilopi e l’illusorio senso del possesso

Le antilopi e l'illusorio senso del possesso

Le antilopi e l’illusorio senso del possesso

di Giulia Bellucci

 

Con la pancia piena non si comprende la fame (detto popolare)
 
In mezzo ad un grande deserto c’era una bellissima oasi ricoperta di vegetazione rigogliosa e con una notevole riserva d’acqua. Non vi mancava il cibo, difatti ce n’era in abbondanza. Gli alberi presenti fruttificavano tutto il periodo dell’anno e i frutti erano succosi, dolci e profumati. Inoltre, nelle ore più calde, quando il sole picchiava forte, sotto le verdi chiome degli alberi presenti si poteva trovare refrigerio. L’oasi apparteneva ad un ricco Sultano, che l’aveva creata ingrandendo una piccola oasi naturale. Egli vi aveva vissuto per molti anni ma poi l’aveva lasciata allorché prese moglie e andò a vivere nel palazzo di una grande città. Sua moglie non amava di certo vivere nella solitudine del deserto. L’oasi però continuò a restare intatta, e il Sultano vi tornava ogni volta che aveva bisogno di quella solitudine per rigenerarsi nello spirito. Un branco di antilopi vagava nel deserto da moltissimi giorni in cerca di cibo. Il branco fu avvistato da alcuni felini e alcune perirono, altre si dispersero nel deserto. Un piccolo gruppo avvistò l’oasi e, poiché era disabitata, vi trovò riparo e vi rimase indisturbato. Un giorno giunse il Sultano sul proprio aereo, le antilopi compresero che si trattava del proprietario e intimorite gli chiesero di poter restare nell’oasi. Il Sultano rispose che non aveva nulla in contrario e chiese loro unicamente di rispettare e lasciare intatte tutte le bellezze che vi avevano trovato. I giorni passavano e la famiglia di antilopi era molto felice e si riteneva davvero fortunata. Decisero comunque di costruire una protezione tutt’intorno all’oasi per impedire agli intrusi di introdurvisi. Un giorno una gazzella del deserto, che viveva con la sua compagna e il loro cucciolo in un’oasi rimasta a secco di acqua e distante centinaia e centinaia di chilometri da lì, si avventurò con la sua famiglia nel deserto alla ricerca di nuove risorse. Vagavano ormai da giorni in cerca di acqua e cibo ma non trovavano nulla di nulla; intorno a loro solo sabbia e sole rovente. Il maschio si sentiva in colpa perché aveva rischiato tanto intraprendendo quel viaggio. Erano ormai esausti, sul punto di cedere e abbandonarsi all’inevitabile destino, quando il maschio esclamò: “Guardate: vedo un’oasi o forse è solo un miraggio!”. Gli era parso di avvistare in lontananza delle chiazze verdi. Chiuse gli occhi e li riaprì più e più volte e l’impressione fu sempre la stessa: laggiù c’era una speranza, la possibilità di trovare un po’ di refrigerio. Comprendeva però che era piuttosto distante e non sapeva che tipo di accoglienza avrebbero ricevuto. Inoltre il caldo era torrido e il buon senso gli diceva di attendere lì fino alla notte quando le temperature sarebbero diventate più favorevoli. Le energie fisiche di cui ancora disponevano, soprattutto il piccolo, erano poche e il rischio di non riuscire a raggiungerla sani e salvi era alto. L’arsura però si faceva sentire forte e la mamma e il piccolo presero a correre nella direzione della salvezza e così il padre li seguì. A metà percorso furono travolti da una bufera di sabbia che trascinò via il piccolo. Nel tentativo di salvarlo, anche la madre venne travolta. Quando la bufera si placò, il maschio faticò molto ma riuscì a tirarli fuori dal cumulo di sabbia che li seppelliva, per fortuna ancora in vita ma solo per miracolo. Finalmente riuscirono a raggiungere l’oasi e iniziarono a emettere dei richiami disperati. Le antilopi, che avevano udito, portarono loro un poco d’acqua ma non le lasciarono entrare, nonostante le gazzelle implorassero. Mentre quelle bevevano l’acqua e riposavano fuori dalla recinzione, esse si riunirono tra di loro per deliberare e alla fine sentenziarono: “Non possiamo dividere le risorse a nostra disposizione con i nuovi arrivati, saremmo troppi e si ridurrebbero di colpo. Inoltre, anche altri animali vaganti potrebbero pretendere lo stesso trattamento. Noi abbiamo occupato per prime l’oasi e abbiamo certamente ogni diritto di ricacciarli nel deserto. Abbiamo già dato loro del cibo e dell’acqua, ora tocca alle gazzelle adoperarsi per trovare una migliore sistemazione per se stesse.”
Inutili furono le suppliche delle tre gazzelle. Le antilopi erano sorde a quelle implorazioni. 
Giunse inaspettatamente il Sultano e inorridì per ciò a cui aveva assistito. Quindi proferì con decisione:
“Quest’oasi non è di nessuno di voi. Sono stato buono con voi antilopi, non vi ho lasciato morire nel deserto e vi ho accolto senza ripensamenti o dubbi nella mia oasi” e così dicendo rivolse l’indice verso se stesso e sottolineò la parola mia. Poi proseguì: “Sono stato molto generoso con voi, non mi sono preoccupato che in mia assenza avreste potuto deprivarmi di cotanta bellezza. Tutto ciò non vi ha insegnato nulla ma vi ha reso più egoiste! Pensate forse che sia già tutto vostro ciò che vi circonda? Non ricordate più che non lo è? Perché non usate la stessa compassione nei riguardi di chi soffre come già è successo a voi stesse? Cosa accadrebbe se io ricacciassi anche voi nel deserto?  O se questa oasi svanisse come un miraggio? Non è forse meglio accettare di dividere con gli altri ciò che c’è  piuttosto che restare senza più nulla?” 
Così dicendo schioccò le dita e l’oasi scomparve nel nulla e così anche il Sultano. Le antilopi si ritrovarono nel mezzo del deserto e non riuscivano a comprendere cosa fosse accaduto ma una cosa la capirono e rimpiansero per sempre il loro egoismo.

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