Argentina, 1991: vuoti a rendere

Bevitori di birra che camminano - Cosimo ArgentinaBevitori di birra che camminano

di Cosimo Argentina e

Stefano A. Caracciolo

 

Credo che la colpa – vorremmo dire il merito – sia stata di Giovanni Turi e della copertina imbottigliata da Terra Rossa per presentare la riscrittura del Cadetto (già Marsilio editore, 1999) di Cosimo Argentina: sono stati i quattro vetri, i quattro recipienti della birra prediletta da tarantini e non, a destare il ricordo.

Si ritiene diffusamente che tutto sia iniziato con le avventure di un Leonida Ciocri disperso e differito per le strade della penisola. Si sbaglia diffusamente. I giochi, o le loro proiezioni, erano iniziati otto anni prima, e ridimensionare le prime pagine scritte da Argentina a puro esercizio giovanile – senza aver letto le pagine in questione – implica l’accettazione consapevole di un’ignoranza di materia. 

Bevitori di birra che camminano: le presse saranno state certamente meno gentili di quelle del più rinomato editore veneziano che accoglierà, all’alba del millennio, il riconosciuto esordio argentiniano. La penna tuttavia, nella carta ingiallita del libricino che spremo tra le mani, è già abbondantemente artigliata nella registrazione di quelle spore e di quei modelli che popoleranno gli scritti dell’autore per il successivo ventennio. 

I padri, sin dalla prima pagina, con i nomi di Bukowski, Miller ed Hemingway a fare da numi tutelari, a indicare quale sia stato il cibo masticato e assimilato dai corpi (plurale voluto, giacché la miscellanea di versi e prose include, oltre alla mano di Argentina, quella dell’amico Stefano Andrea Caracciolo). Dopo, a pioggia, tutto il resto, con una «martoriata città natale» che ha avuto la sfortuna – e l’ingenuità? – di accettare degli inquilini scomodi che hanno sporcato il vento e lo han reso letale forgiando uomini pellegrini chiamati a confrontarsi con situazioni altre, problematiche, irrisolvibili («Ieri ho ucciso, oggi ho ucciso e forse ucciderò anche domani») in letti che sporcano l’anima e costringono a ragionare su un passato distorto e azzoppante, fatto di case che grondano odio, malumore e paternali entro una radiografia e una mappa che offrirà, agli occhi più attenti, il solco di quanto è stato poi, dalla rabbia di Maschio adulto solitario alle tangenziali pericolose di Per sempre carnivori, passando per molti altri fogli compilati dallo scrittore. 

Si cita, in chiusura, un titolo che tanto colpisce in ottica futura, con quei Soli in perenne stato di eclisse fatti di personaggi così incompiuti e irrisolti, così spaventati dalle pasque e dai natali in comune, così arroccati in uno stordimento che nasconde sofferenza pregresse, tanto anticipatari dello svilupparsi di molte storie fiorite nella nostra letteratura dagli anni duemila in poi. 

La copertina di Terra Rossa inquadrava quattro bottiglie di birra in attesa di essere svuotate. 

Quest’articolo, per come può, le restituisce alle mani del legittimo proprietario.

L’autore

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