Teorema dell’incompletezza

Teorema dell'incompletezza - Valerio CallieriTeorema dell’incompletezza

di Valerio Callieri

 

Un bar di Centocelle venduto ai cinesi. Un ragazzo che beve un bicchiere di succo di pera e ghiaccio. Un padre morto ammazzato nel suo bar, che ormai non è più suo, perché è dei cinesi. È così che inizia “Teorema dell’incompletezza”, edito da Feltrinelli, romanzo d’esordio di Valerio Callieri, vincitore della XXVIII edizione del Premio Calvino.

La morte del padre, dell’anonimo barista appassionato della Roma e delle chiacchiere senza importanza, è stata relegata in un angolo della mente del protagonista, come un dato di fatto di cui non c’è alcun bisogno di parlare. Fino a che non torna lui, il padre. Perché forse non tutto è stato detto, perché anzi, forse niente è come sembra.
Il protagonista inizia allora una lotta contro l’indolenza e, parallelamente, all’interno del sua mente comincia una guerra civile tra le cavallette che la abitano. Le due fazioni in lotta si fronteggiano a colpi di strategia: da un lato le cavallette dell’esercito ufficiale a protezione delle emozioni, le cavallette dell’indolenza appunto, dall’altra la falange Orestea, pronta a scombinare l’ordine costituito.
A far da scudo al protagonista nella strada verso la verità una personalissima corte dei miracoli, un manipolo di eroi farabutti e di persone per bene, che si mettono in gioco per arrivare al punto.
E poi c’è Tito, il fratello compiuto, il poliziotto, il modello di una vita. O forse no.

Teorema dell’incompletezza” ha a che fare con la matematica, ma non è matematica, ha a che fare con la storia italiana degli anni di piombo, senza potersi ridurre ad un romanzo storico, a che fare con i fantasmi senza essere un horror od un fantasy. La storia raccontata da Valerio Callieri accarezza i generi e i temi e vi si insinua con grazia. Quello che ne esce è qualcosa di completamento nuovo, di inedito nel senso più ampio del termine. Le certezze sono poche, molti i dubbi, e anche la comunicazione, quella tra padre e figlio che si sviluppa attraverso le visioni, porta in realtà in sé l’ossimoro, in quanto comunicazione a senso unico. Nulla può il protagonista se non guardare, se non osservare un passato dai colori sovraesposti.

Dopo le prime lacrime fu come se arrivasse la consapevolezza di essere una persona sensibile e piansi le seconde lacrime commuovendomi davanti all’immagine di questo ragazzo di fronte al loculo del padre morto: il ridicolo pianto di un dolore inautentico che prova pietà per la sua stessa pietà e si scorda il loculo del padre perché osserva solo se stesso piangere.

Tutto in “Teorema dell’incompletezza” è curato. La lingua, lo stile, la costruzione dei personaggi, la ricerca sui fatti storici di cui il romanzo tratta. Non c’è traccia delle piccole ingenuità che, a volte, possono scivolare tra le pagine di un esordiente. Evidente il profondo lavoro effettuato sul testo perché, come sempre, un buon testo è figlio di una prima stesura e di migliaia di riletture e correzioni.

Valerio Callieri in questo romanzo d’esordio dimostra di essere già uno scrittore consapevole, con una propria originalissima voce. Il suo “Teorema dell’incompletezza” è uno di quei (rari) libri che, a buon diritto, merita di sconfiggere l’oblio del tempo che passa.

Edito da: Feltrinelli

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