Il valore delle parole

Il valore delle parole - Elisa MantovaniIl valore delle parole

di Elisa Mantovani

 

“Prego, si accomodi” disse l’uomo seduto dietro la grande, lucidissima scrivania. Piero fu colpito prima dall’ordine che vi regnava sopra: niente ammassi di cartelle, fascicoli affastellati l’uno sull’altro sempre in procinto di cadere rovinosamente a terra. Poi fu colpito dal viso dell’uomo che continuava a fissarlo: sembrava anche lui una sorta di mobile, costruito assemblando pezzi di legno. Sorrideva, e le labbra stirate malamente in quella sorta di ghigno non facevano che aumentare il senso di totale, assoluta mancanza di umanità di quell’essere.
Piero si sedette, il fiato corto per le scale fatte di corsa, il cuore che pareva esplodergli nel petto.
“Ho qui il suo fascicolo signor… “riprese a parlare il Direttore dell’ISDP, l’Istituto Salvaguardia Delle Parole: il Direttore in persona, che si scomodava solo dinanzi a situazioni catastrofiche, come quella di Piero. “… ecco: Signor Baraldini. Credo che lei sappia benissimo il perché l’abbia convocata qui oggi” parlava con gli occhi fissi nei suoi, occhi senza vita, e le labbra aperte in una mezza luna che lasciava intravedere denti perfetti.
Piero abbassò lo sguardo, come quando era a scuola e non sapeva rispondere alle domande della maestra.
Il Direttore si lisciò la cravatta, poi fece scricchiolare la poltrona mentre si appoggiava comodamente allo schienale, le mani protese in avanti incrociate sulla scrivania: a Piero fece venire in mente un ragno, di quelli neri e pelosi che se ne stavano rintanati nei buchi di vecchi muri, pronti a balzare addosso alla prima ignara preda che osava avvicinarsi troppo.
“Lei ha superato di gran lunga il permesso, e lo sa.” e si sporse leggermente in avanti, occhieggiando i fogli del fascicolo precedentemente aperto “Addirittura vedo che l’ha detta 50 volte solo questo mese, quando sa benissimo che c’è il limite di dieci in un mese. Cinquanta volte signor Baraldini: non le sembra eccessivo?” e gli piantò addosso lo sguardo schifato che aveva fin dall’inizio, solo che non sorrideva più.
“Non… non è colpa mia” iniziò a balbettare Piero “Mia moglie: lei pretende che glielo dica sempre, lo pretende e io cosa posso fare?” prese a martoriarsi la mano destra: lo faceva sempre quando era nervoso.
“Sua moglie: la signora Erminia Moretti, sposata un anno fa e, a quanto ci risulta, del tutto in regola al contrario di lei. Qualcosa non torna non trova?” il Direttore si sporse ancora di più, Piero poteva percepire il profumo stomachevole che doveva essersi spruzzato addosso quella mattina.
“Se fosse come dice lei anche sua moglie dovrebbe essere nella sua identica situazione, invece ci risulta che l’abbia usata solo due volte questo mese… uno lo scorso e due quello prima ancora. Sua moglie non ha mai sforato il limite massimo, mai!” continuò imperterrito: la sua voce sembrava diventare più profonda mentre lo incalzava, la voce che avrebbe potuto avere una caverna.
“Le ripeto che è così: pretende che le dica sempre quella cosa, lo pretende e basta. Il fatto che poi non la dica di rimando non significa nulla.” rispose Piero. Si stava innervosendo, non sopportava quella gogna e soprattutto l’idea di ciò che lo aspettava. Non era giusto, niente era giusto, trovava quelle limitazioni a dir poco grottesche, inumane.
“Da quando è in vigore la regola lei l’ha infranta per ben cinque volte con la media di una sanzione all’anno e sempre più pesante. Non ha ancora capito come funziona Signor Baraldini? Non ha ancora capito che il micro chip che le è stato inserito non è che una forma di protezione, una tutela che lo Stato offre a lei, a sua moglie e a tutto il resto della popolazione?
“Protezione?” sbottò Piero “Da cosa? Da cosa dovreste proteggermi? Sa cosa le dico, che questa assurdità non è che un modo per stringerci addosso ancora di più le catene che da sempre ci avete messo ai piedi e alle mani!” era infuriato, una cosa che sapeva benissimo non sarebbe servita a nulla, se non nel peggiorare ancora di più la sua già delicata posizione.
Il Direttore fece un altro dei suoi sorrisi in lattice, poi tornò a sprofondare nella poltrona, cento volte più empatica di lui.
“Bene. Sempre il solito atteggiamento rivoluzionario, sempre le stesse parole. Lei è un imbecille caro signor Baraldini, ecco cos’è” e gli sfuggì una sorta di strana risata, simile più a un grugnito soffocato.
“Come si permette! Come…
“Posso permettermelo eccome, come posso permettermi di dirle che continua a sprecare fiato e parole per nulla. Angela, Patrizia, Nicoletta, Virginia: ecco il suo nulla, le sue parole sprecate. Mi rattrista vedere come lei abbia subito cercato d’incolpare sua moglie, pensavo che avesse un minimo di dignità, che fosse un uomo in questa situazione e non solo in quelle in cui si abbassa i pantaloni per fare i suoi comodi.”
Piero rimase di sasso.
“Sappiamo tutto… il microchip ricorda? Sappiamo che va a prostitute e sappiamo che ha questa strana quanto assurda abitudine di sprecare con loro parole tanto importanti, così importanti da essere tra le più centellinate.” e gli mise sotto il naso un elenco di nomi, tra cui spiccavano quelli che aveva proferito poco prima.
“Questa istituzione è stata creata proprio per proteggere il valore di certe parole. Dato che le persone non sanno più dargliene uno allora siamo arrivati noi per rimettere le cose nel giusto ordine.
Considerando che al prezzo attuale il valore di un TI AMO è pari a trecento euro, lei dovrà pagare una multa di quindicimila euro e in più dovrà passare tre mesi in una clinica specializzata per chi, come lei, non sa cogliere l’essenza di ciò che dice caro signor Baraldini!”
Quindicimila euro: Piero si sentì mancare. Trecento euro per esprimere un sentimento, già un sentimento, l’Amore vero, puro. Eppure quando si appartava con quelle donne, Piero sentiva di amarle, sì: le amava perché in quel momento lo facevano stare bene, gli davano quello che sua moglie invece gli concedeva come fosse un obbligo a cui doveva sottostare. Per questo motivo lei non glielo diceva quasi mai e lo rimproverava duramente quando, a volte, gli scappava mentre facevano l’amore. Per un momento pensò che avrebbe dovuto esserci lei al suo posto: lei non sapeva cosa significasse veramente amare e, soprattutto, non sapeva quanto fosse squallido sentire il suo TI AMO privo di qualsiasi emozione. Le prostitute invece non dicevano nulla anzi, sembravano felici quando lui diceva quelle due parole, sorridevano e lo stringevano più forte fra le loro gambe.
“Immagino che non avrà a disposizione una simile somma. Potrà pagarla a rate, le verrà trattenuta direttamente dallo stipendio. Prima di andarsene passi allo sportello qui fuori e lo faccia presente all’addetto. La saluto e mi auguro di non doverla vedere mai più signor Baraldini” il Direttore si alzò di scatto, muovendosi come una marionetta tirata da chissà quali fili; aprì la porta e lo invitò ad alzarsi.
Piero non poté fare altro che ubbidire: sia alzò, andò verso la porta e ancora una volta il profumo nauseante dell’uomo gli colpì le narici; il Direttore non fece nemmeno finta di porgergli la mano, che tenne premuta contro il fianco: si limitò a seguirlo con occhi di ghiaccio, per poi sbattergli dietro la porta non appena la varcò.
In una sorta di semi catalessi Piero si ritrovò davanti a uno sportello, dove un ragazzo pieno di brufoli lo fissava dietro occhiali spessi come fondi di bottiglia.
“Questo non avrà mai problemi… no: a chi mai potrebbe dire TI AMO uno così?” pensò mestamente prima di iniziare a spiegare al brufolo occhialuto la sua situazione. Il ragazzo maneggiò su di un computer, disse qualcosa che Piero non afferrò e alla fine gli consegnò un foglio dove c’era una tabella, piena di numeri e scadenze.
“… alla banca!” disse il ragazzo. Piero rimase a fissare quel foglio, intontito, amareggiato più che mai.
“Quel foglio deve consegnarlo alla banca. Nel pomeriggio poi verranno a prenderla per il ricovero” ripeté il ragazzo e stavolta lo sentì.
Il ricovero, la banca: quelle due parole iniziarono a vorticare nella sua mente tanto da dargli quasi le vertigini.
Si sarebbe messo a piangere lì, davanti a quel ragazzo sfortunato che lo avrebbe guardato esattamente come aveva fatto il Direttore poco prima: schifato.
In un barlume di lucidità un pensiero saettò nella sua testa; si voltò di scatto verso lo sportello e si avvicinò a quel viso devastato dall’acne.
“Quanto costa un VAFFANCULO?” chiese.
L’altro rimase perplesso alcuni secondi poi, sempre smanettando sul computer che aveva davanti, gli comunicò che costava settanta euro tondi tondi. Piero afferrò il portafogli, lo aprì e vide che dentro c’era una banconota da cinquanta euro. Nascosta ne trovò un’altra da dieci.
“Non c’è lo sconto? So che nel caso in cui una parola non sia mai stata usata ci sia uno sconto!” disse e si avvicinò al punto che il fiato gli si condensò sul vetro che lo divideva dall’altro.
“Un attimo… In effetti risulta che lei negli ultimi cinque anni non abbia mai usato un VAFFANCULO. Vedo un ROMPICOGLIONI, due…
“Non stia a darmi l’elenco di tutte le parolacce che ho comprato. VAFFANCULO non l’ho mai usato, quindi ho diritto allo sconto!” lo interruppe.
Il ragazzo sbuffò tanto da sollevare leggermente il ciuffo che gli copriva la fronte e Piero vide quanto la natura poteva essere davvero spietata con certi disgraziati: in quel punto del viso non c’era un centimetro di pelle senza una pustola disgustosa.
“Ecco: assegnato un VAFFANCULO al costo di trenta euro.” disse e Piero gli sganciò attraverso la feritoia nel vetro la banconota da cinquanta.
“Il resto tienilo per comprarti una maschera!” sbottò rabbioso poi, carico come non mai, ritornò sui suoi passi, dritto verso l’ufficio del Direttore.
Non bussò: spalancò la porta e lo vide seduto sulla sua poltrona. La marionetta profumata roteò di poco la testa, quasi temesse che a girarla di scatto potesse cadergli in grembo e, forse, sarebbe successo davvero.
“VAFFANCULO!” gli urlò contro con tutto il fiato che aveva in gola e, per un momento, gli parve di intravedere stupore negli occhi di quel fantoccio. Forse era solo un’illusione, chissà, ma per lui fu abbastanza: sbatté la porta mentre se ne andava, col cuore più leggero e mai, come in quel preciso istante, capì quanto potessero valere le parole.

L’autore

Inviaci il tuo racconto breve!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *