Occhi a capo

"Occhi a capo", il racconto breve di mapo

Occhi a capo

di mapo

 

I suoi occhi attenti seguivano le parole che con cura erano state piazzate sul muro.
Il mio interesse per lei era decisamente maggiore. Non avevo assolutamente voglia di investire le mie poche energie in un’azione che in quell’istante non ritenevo necessaria. Tutto ciò che mi serviva sapere era appeso alle pareti ed era ormai già entrato nel “Magazzino del Ricordo e della Memoria”.
In quel momento un particolare in apparenza banale mi colpiva, mi catturava tutto e mi ispirava, nella naturalezza dell’azione.
I suoi occhi scuri e lucidi in movimento. Loro, comandati dal superiore desiderio di conoscenza, erano al servizio di un complicato processo gerarchico al capo del quale sedeva comoda e composta la sua Essenza, il suo Spirito, la sua Anima.
Semplice ma complesso, minimo ma immenso, scontato ma incredibile.
I suoi occhi in movimento a seguire una linea retta orizzontale e poi di colpo la piccola magia… uno scatto repentino li riporta indietro, all’inseguimento della nuova fila di lettere, parole.
I suoi occhi in movimento rappresentazione della ciclicità dell’infinito, sono la prova comprensibile e concreta della sua inspiegabile esistenza.
Catturo la gioia di quell’istante e la tengo per me, per tutti quei momenti peggiori che verranno, periodi di tensione, attimi di incomprensione, nella vana speranza di poter vincere col ricordo le fiammate che dal centro dello stomaco risalgono lungo la spina dorsale, mi intorpidiscono il collo e la nuca, per poi trasformarsi, dopo un rapido e scintillante passaggio dietro gli occhi, in fetide parole mal pronunciate… di cui anche il peggiore degli uomini si pentirebbe.
I suoi occhi in movimento.
Lei scrittrice ed io curioso visionario, affamato di quell’osservare.
Lei scrittrice e i suoi occhi in movimento, linea retta e poi a capo, a simulare il gesto sulla vecchia macchina da scrivere.
In quel momento, tra le righe, nello scorrere delle parole riflesse, ho letto chi era effettivamente, ciò che non diceva o ammetteva di essere.

Fotografia: Carlo Gaia

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