Perché non sono un sasso – Gianni Agostinelli

La recensione di " Perché non sono un sasso " di Gianni AgostinelliPerché non sono un sasso

di Gianni Agostinelli

La storia

Perché non sono un sasso” è innanzi tutto una storia di sconfitta: quella di Matteo Gemmi, un uomo che si è arreso a una vita di soprusi subiti e fallimenti affettivi, scolastici e lavorativi. Stanco, apatico, sembra essere quasi più spettatore che protagonista dei suoi insuccessi, raccontati senza un briciolo di autocommiserazione o pietismo.

L’inadeguatezza di cui il mondo sembra accusarlo lo spinge ad analizzare con curiosità la “normalità” che vede intorno a sé, a cercare di recuperare lo svantaggio e riscuotere il suo credito con il sistema.  Di bar in bar, di strada in strada, vìola con metodo l’esistenza altrui, entra in vite fatte di un posto fisso che è lavorativo quanto sociale, di una macchina da lavare al sabato, un divano, una moglie da trovare a casa a fine giornata. Tra chiacchiere sterili di calcio, di donne, di viaggi, diventa quindi un testimone oculare di quotidianità scontate, di esistenze schematiche e tragitti fissi, di parabole sociali sempre più prevedibili, che mette a nudo con occhio cinico, spietato, smascherandone le ipocrisie e la banalità.

Vorrebbe essere un sasso, Matteo, per rimanere realmente indifferente a ciò che osserva: ma non potrà a lungo reprimere la necessità di far cadere il fragile castello di carte su cui poggiano le nostre finte sicurezze e le nostre contraddizioni, complice l’incontro con il vecchio signor Alunni.

Lentamente ma inesorabilmente, con bozze di pensieri, con frasi ripetute ossessivamente come mantra o urlate nell’intimità dell’abitacolo di un’utilitaria, con poche righe di appunti, Matteo Gemmi inchioda, pagina dopo pagina l’uomo generico medio alle sue menzogne e alla sua mediocrità.

L’autore

Gianni Agostinelli, giornalista, classe 1978, è nato a Panicale, in provincia di Perugia, dove è stato libraio per diversi anni. Ha scritto diversi racconti per alcune riviste. Collabora con Doppiozero e “Zibaldoni e altre meraviglie”.

L’estratto

“Perché tutti lo vogliono il posto fisso. Anche io. Perché vuoi mettere farti assumere a tempo indeterminato? L’ho capito negli ultimi anni quant’è importante il posto fisso. Pensa che mia mamma diceva che quarant’anni fa li scansavano, che non c’era gusto. Che non rischiavi e preferivi la monotonia. Quarant’anni fa. E ora quelli che ce l’hanno fatta, alcuni miei coetanei anche, che sono diventati dipendenti a tempo indeterminato hanno fatto pure la cena all’agriturismo con tutti gli amici e i conoscenti. Come le feste per le lauree una volta, o per i battesimi. Specialmente quelli che sono stati assunti a tempo indeterminato negli enti pubblici. Allora quelli li riconosci subito che c’hanno il battito cardiaco basso e respirano con tutti i polmoni, mica solo con la punta. Io penso che è come vincere alla lotteria, e lo sanno bene anche loro perché, appunto, fanno la festa.”

Lo stile

Gianni Agostinelli costruisce con maestria e leggerezza un personaggio kafkiano molto complesso, che parla per frasi brevi e affilate, dal gergo semplice, talvolta volutamente errato, e che hanno l’effetto iniziale, ricercato, di risultare sgradite al lettore, proprio come le evidenze che intendono denunciare.

Al suo primo romanzo, con “Perché non sono un sassoGianni Agostinelli si impone con decisione e carattere nel panorama degli esordienti, riuscendo a piazzarsi tra i finalisti della ventisettesima edizione del prestigioso Premio Calvino. Sono sicuro che sentiremo parlare ancora di lui.

Edito da: Del Vecchio Editore

Inviaci il tuo romanzo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *